Esecuzione specifica ex art. 2932 c.c.

Una recente decisione della S.C. (Cass. Civ., sez. III, sent. 22.05.2015, n. 10546) ha fornito un importante chiarimento in ordine ai presupposti di legge per il ricorso alla tutela di cui all’art. 2932 c.c.

La norma in oggetto prevede che la parte adempiente, o che abbia comunque il diritto di pretendere la prestazione promessa,può procurarsi una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso.

La Cassazione ha affermato che «l’inadempimento contrattuale può concretarsi anche prima della scadenza prevista per l’adempimento, qualora il debitore – in violazione dell’obbligo di buona fede – tenga una condotta incompatibile con la volontà di adempiere alla scadenza», e che, pertanto, «l’azione ex art. 2932 cod. civ. può essere proposta anche prima della scadenza del termine di adempimento, qualora risulti già conclamata la volontà di non adempiere dell’altra parte».

L’inadempimento contrattuale, può essere attuale oppure, per cosi dire, anticipato cioè attuato prima della scadenza temporale prevista per l’adempimento: l’inadempimento anticipato dipende dalla violazione dell’obbligo di buona fede e di lealtà nell’esecuzione del contratto ed è attuato da comportamenti del debitore che rendono antieconomica o impossibile la prosecuzione del rapporto.

La S.C. ha altresì precisato che l’obbligo di eseguire offerta formale di adempimento, previsto dal terzo comma dell’art. 2932 c.c. quale condizione per l’accoglimento della domanda, non opera quando la prestazione non sia ancora esigibile. In tal caso, conseguentemente, il contraente che intenda avvalersi dell’azione de quo può limitarsi a formulare un’offerta di adempimento anche non formale o per intimazione ai sensi degli artt. 1208 e 1209 c.c. purché espressa in modo tale da escludere ragionevoli dubbi sulla concreta intenzione della parte di adempiere e, dunque, a tal punto seria e concludente da far ritenere un’effettiva e puntuale volontà di adempimento a fronte del trasferimento del bene, comunque a tale adempimento condizionato.

Importante precisazione in materia di Divorzio Breve

Il Tribunale di Milano con un recente decreto emanato dalla prima sezione civile (presidente ed estensore Manfredini) ha recentemente sollevato una importante questione in merito ai termini per il divorzio. Come noto, con la riforma dello scioglimento del matrimonio, è stato ridotto il termine di 3 anni dalla separazione in origine necessario per ottenere il divorzio. In caso di separazione consensuale il termine veniva ridotto a 6 mesi, in caso di separazione giudiziale ad 1 anno. Orbene, cosa accade nel caso di una separazione avviata nella forma della separazione giudiziale e poi definita con un accordo tra i coniugi recepito a verbale dal giudice? Secondo il Tribunale di Milano non c’è l mutamento del rito necessario e, dunque, per la richiesta di divorzio occorre attendere un anno.

Job Act e controlli a distanza sui lavoratori

L’articolo 23 del D.Lgs. n. 151/2015 si occupa delle modifiche all’articolo 4 della Legge n. 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) rimodulando la fattispecie integrante il divieto dei controlli a distanza.

Nella sua formulazione originaria l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori al comma 1 stabiliva un divieto assoluto di utilizzo di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Le possibilità di deroga erano dettagliate al comma 2: gli impianti e le apparecchiature di controllo «che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori» potevano essere installati previo accordo con le Rappresentanze Sindacali presenti in Azienda o, in caso di mancato accordo, previa autorizzazione della DTL territorialmente competente.

Le modifiche introdotte dall’articolo 23 cercano di contemperare, da un lato, l’esigenza afferente all’organizzazione del lavoro e della produzione posta in essere dal datore e, dall’altro, il diritto del prestatore a non vedere sottoposto ad un controllato a distanza lo svolgimento delle sue attività nel luogo di lavoro, «individuando una precisa procedura esecutiva e gli stessi soggetti partecipi».

«Art. 4 (Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo).
1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilita’ di controllo a distanza dell’attivita’ dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unita’ produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in piu’ regioni, tale accordo puo’ essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unita’ produttive dislocate negli ambiti di competenza di piu’ Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalita’ d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.».