Risoluzione del leasing ed equo compenso

Sempre in punto di leasing e disciplina applicabile ai casi di risoluzione (1526 c.c.) si segnala  una pronuncia del Tribunale di Brescia, datata  04 Ottobre 2016 (Est. Vincenza Agnese) che affronta il problema della determinazione dell’equo compenso ex art. 1526 c.c. per l’uso dell’immobile.

Secondo il Tribunale occorre tenere conto della remunerazione per il godimento del bene, del deprezzamento conseguente al decorso del tempo ed alla sua non commerciabilità come nuovo, oltre che del logoramento per l’uso e dell’eventuale danneggiamento, verificando, altresì l’importo delle rate già pagate dall’utilizzatore così da determinare il rapporto dare/avere tra le parti.

Leasing immobiliare: opposizione a decreto ingiuntivo e azione di rilascio

Secondo quanto affermato dal Tribunale di Udine con provvedimento datato 26 Settembre 2016 (Est. Massarelli) l’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare im0pedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito. In sostanza, la riunione della causa di rilascio dell’immobile e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo può ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio con la conseguenza che deve essere disposta la separazione dei procedimenti.

Legge di Stabilità/Plusvalenze /Rivalutazione Immobili

Anche per l’anno 2017 sono stati infatti riaperti i termini per la rideterminazione del costo o valore d’acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni (edificabili o agricoli) che erano stati contemplati nel D.L. n. 282 del 2002 con aliquota unica per le imposte sostitutive pari all’8%. In particolare, possono fruire della rivalutazione i contribuenti che, in caso di cessione, realizzerebbero potenzialmente un reddito diverso di cui all’art. 67 del Tuir. Si tratta, quindi, dei seguenti soggetti:

  • le persone fisiche residenti, per le cessioni di partecipazioni o di terreni che non generano reddito di impresa;
  • le società semplici
  • le società e gli enti ed equiparate alle società semplici ex art.5 DPR 917/86; quali, ad esempio, le associazioni professionali;
  • gli enti non commerciali residenti, per attività non in regime di impresa;
  • soggetti non residenti, per le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni.

La legge consente in sostanza di attribuire un valore attuale al costo fiscalmente riconosciuto del terreno al fine di annullare o ridurre al minimo l’eventuale plusvalenza realizzata in caso di vendita. Come noto, quando si vende un terreno, chi vende deve dichiarare al fisco la plusvalenza che realizza (trattasi del guadagno realizzato pari alla differenza tra il prezzo al quale aveva acquistato il terreno e quello a cui lo ha venduto). Agli effetti della determinazione della plusvalenza, il contribuente può assumere – in luogo del costo o valore di acquisto – il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che lo stesso sia assoggettato ad una imposta sostituiva delle imposte sui redditi.

Contenzioso bancario e onere della prova

La Corte di Appello di Milano, con provvedimento datato 05 gennaio 2017 (Pres. Mesiano – Est. Cesira D’Anella), tornando ad occuparsi delle problematiche concernenti l’onere probatorio in materia di contenzioso bancario ha precisato che ove la banca agisca in giudizio per il recupero del saldo debitore del conto corrente, nei casi in cui lo stesso è contestato dal correntista, ha l’onere ai sensi dell’art. 2697 c.c. di produrre la sequenza completa degli estratti conto, a partire dalla data di apertura del rapporto. In caso di mancata allegazione di tutta la documentazione, il credito derivante dal saldo debitore dovrà essere rideterminato sulla base del c.d. saldo zero.