Crisi di impresa: verso un nuovo approccio

E’ di recente approvazione da parte della Camera dei Deputati il disegno di legge per la riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza.

La riforma intende promuovere una nuova sensibilità nei confronti della crisi di impresa, che si traduce anzitutto sul piano lessicale, con l’abolizione della parola “fallimento”, percepita come negativa, che verrà sostituita pertanto con espressioni equivalenti, quali «insolvenza» o « liquidazione giudiziale», adeguando dal punto di vista lessicale anche le relative disposizioni penali.

La riforma introduce altresì una nuova definizione dello stato di crisi, da intendersi come probabilità di futura insolvenza, mantenendo l’attuale nozione di insolvenza;

Dal punto di vista della procedura si segnalano le seguenti novità:

  • il fallimento non potrà più essere dichiarato d’ufficio;
  • verrà adottato un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore con caratteristiche di particolare celerità, anche in fase di reclamo, prevedendo la legittimazione ad agire dei soggetti con funzioni di controllo e di vigilanza sull’impresa;
  • sarà possibile assoggettare al procedimento di accertamento dello stato di crisi o di insolvenza ogni categoria di debitore, compresi i professionisti;
  • verrà data priorità alle proposte di soluzione della crisi in grado di assicurare la continuità aziendale, anche tramite un diverso imprenditore: la liquidazione giudiziale rimane dunque l’extrema ratio;
  • verranno ridotti durata e i costi delle procedure concorsuali, anche attraverso misure di responsabilizzazione degli organi di gestione e di contenimento delle ipotesi di prededuzione, con riguardo altresì ai compensi dei professionisti, al fine di evitare che il pagamento dei crediti prededucibili assorba in misura rilevante l’attivo delle procedure.

Fattibilità giuridica del Piano del Consumatore

Il Tribunale di Ravenna, con provvedimento datato 10 marzo 2017, estensore Farolfi, ha precisato che nel caso di presentazione da parte del debitore di un piano del consumatore, occorre procedere ad una verifica della fattibilità giuridica della proposta di piano in termini non dissimili da quanto da tempo previsto nel concordato preventivo. E del resto sarebbe del tutto superfluo disporre oneri di pubblicità, costi prededuttivi e l’ammissione al voto di una proposta che risulti radicalmente inammissibile e quindi non omologabile. Il Tribunale è dunque chiamato ad una valutazione prognostica anticipata alla fase di ammissione, non potendo ammettersi al voto una proposta che appaia priva di quelle condizioni minime che siano indispensabili, in caso di gradimento dei creditori, ai fini di una possibile successiva omologabilità del piano.

Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno – aggiornamenti

Come già segnalato su questo sito, la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), all’articolo 1, commi 414-416, ha istituito in via sperimentale del Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, con una dotazione di € 250.000 per l’anno 2016 e di € 500.000 per l’anno 2017.

A tale Fondo può accedere il coniuge in stato di bisogno che non sia in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, qualora non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 c. c. per inadempienza del coniuge che vi era tenuto.

Con decreto 15 dicembre 2016 del Ministero della Giustizia sono stati finalmente individuati i tribunali presso i quali è possibile presentare l’istanza e le modalità di corresponsione delle somme. Dal sito del Ministero della Giustizia, www.giustizia.it (percorso: Home » Itinerari a tema » Tutela dei diritti » Fondo solidarietà coniuge), è possibile scaricare il modulo per la presentazione delle istanze.

Per informazioni su come procedere: info@avvocatocolzani.it

Sempre in materia di Sovraindebitamento

Una delle principali aree di attività, di recente sviluppo, è la tutela del soggetto non fallibile, persona fisica o giuridica, che versi in una situazione di sovraindebitamento.

La legge 3/2012 ha offerto uno strumento davvero utile per ripianare le situazioni debitorie e consentire una ripartenza a tutti quei soggetti che incolpevolmente si siano trovati a maturare debiti per esempio verso Istituti di Credito, Società di Leasing, nonchè verso lo Stato.

A fronte di situazioni sempre più crescenti di sovraindebitamento e dell’aumento delle procedure esecutive immobiliari (solo per dare un dato 350 pignoramenti immobiliari l’anno sul Tribunale di Lecco), ancora scarso è il ricorso alla legge 3/2012 per la composizione della crisi da sovraindebitamento.

Auspicando un sempre maggior interesse per lo strumento e una maggiore sensibilità al problema, si invita chi necessitasse di informazioni a richiedere una prima consulenza on line o un appuntamento in studio (info@avvocatocolzani.it).

Contratto di finanziamento ed esecuzione

L’esecuzione forzata può essere promossa sol sulla base di un titolo esecutivo che contenga in sé tutti gli elementi certi positivi idonei alla determinazione del quantum.

Seguendo questa logica. il contratto di finanziamento contenuto nell’atto notarile costituisce titolo certo e liquido al momento della stipula, ma non lo è più laddove siano intervenuti pagamenti parziali o si siano modificati i parametri iniziali, che rendono necessaria un’attualizzazione del credito. Detta attualizzazione dovrà risultare anche nell’atto di precetto, pena l’impossibilità dello stesso di raggiungere lo scopo suo proprio, ossia far conoscere con certezza al debitore la quantificazione del credito nonché di assegnare un termine per adempiere e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, esercizio dell’azione esecutiva.