Appalti – ancora in tema di esclusione

Non basta il rinvio a giudizio chiesto per violazione della Legge 231, nel caso in cui l’ex amministratore sia accusato di corruzione e turbata libertà degli incanti, per giustificare l’esclusione dalla gara: così si è espressa la sentenza 897/19 del Tar Lombardia sez. I.

Di fronte alla richiesta del pubblico ministero di rinvio a giudizio, l’amministrazione può decidere di estromettere l’impresa dalla procedura, purchè fornisca un’adeguata spiegazione circa l’esercizio dei più ampi poteri discrezionali che le sono riconosciuti.

In tal senso è da ritenersi del tutto insufficiente la comunicazione imposta dalla legge 241/90 con cui la PA, nel caso di specie il comune, escludeva la società dai lavori di bonifica dell’area dall’amianto limitandosi a ricordare che pendeva una richiesta di rinvio a giudizio.

E’ onere della PA motivare perchè i fatti contestati a società e amministratore siano idonei a determinare l’esclusione dalla gara, non potendo la PA appiattirsi sull’indagine penale.

Gestore della Crisi: responsabilità penali

L’art. 16 della legge n. 3/2012 contiene una ipotesi di reato proprio a carico dell’OCC o del professionista ex art. 15 co. 9.

Il componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero il professionista di cui all’articolo 15, comma 9, che rende false attestazioni in ordine alla veridicita’ dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati, alla fattibilita’ del piano ai sensi dell’articolo 9, comma 2, ovvero nella relazione di cui agli articoli 9, comma 3-bis, 12, comma 1 e 14-ter, comma 3, e’ punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro. La stessa pena si applica al componente dell’organismo di composizione della crisi, ovvero al professionista di cui all’articolo 15, comma 9, che cagiona danno ai creditori omettendo o rifiutando senza giustificato motivo un atto del suo ufficio.

TALE E QUALE LA PREVISIONE SANZIONATORIA DI CUI ALL’ART. 344 DEL NUOVO CODICE DELLA CRISI!

 

Nuova sezione del sito: richiedi il parere

E’ attiva la nuova sezione Primo consulto/Richiesta parere

Per richieste di un primo parere, senza appuntamento in studio, è possibile usufruire della form di contatto.

Il quesito dovrà essere formulato in maniera chiara e concisa, con indicazione di tutte le informazioni necessarie per l’analisi del caso.

Il primo parere viene rilasciato previo pagamento dei compensi stabiliti (vedi indicazioni nella pagina).

Se dal primo esame della questione si dovesse rendere necessario un approfondimento ulteriore, con esame di documentazione, verrete contatti per concordare un appuntamento in Studio.

 

La Crisi di Impresa e il progetto Rordorf

La Commissione Rordorf ha riscritto interamente la disciplina delle procedure concorsuali attraverso l’introduzione di meccanismi di allerta per l’emersione tempestiva delle crisi aziendali, della limitazione del ricorso al concordato preventivo, dell’estensione della possibilità di accesso all’accordo di ristrutturazione dei debiti con gli intermediari finanziari introdotto dal D.L. 83/2015 e la definizione di una specifica disciplina della crisi dei gruppi d’imprese.

I lavori della Commissione sono stati recepiti dal Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera al disegno di legge delega per la riforma e il riordino delle procedure concorsuali.

Tra le novità si segnalano:

  • Specializzazione dei Giudici e Tribunali delle Imprese
  • Procedura extragiudiziale di allerta e di composizione assistita della crisi
  • Interventi in materia di accordi di ristrutturazione
  • Interventi in materia di concordato preventivo
  • Potenziamento delle procedure di esdebitazione

Per ogni argomento seguiranno specifici approfondimenti nei prossimi post.

In materia di “messa alla prova” penale

La Cassazione Penale Sezione III con sentenza 27071/2015 ha riconosciuto la legittimità del provvedimento del giudice che ritienga tardiva l’istanza di sospensione del processo con messa alla prova proposta successivamente all’apertura del dibattimento, laddove la stessa apertura sia intervenuta prima dell’entrata in vigore della L. 67/2014.

Particolare tenuità del fatto: art. 131 bis c.p.

Il d.lgs. 16 marzo 2015, n. 28, sulle sanzioni penali, pubblicato in G.U. n. 64 del 18 marzo, chiarisce e definisce i contorni della condotta abusiva punita penalmente, tesa alla deflazione del carico di lavoro degli uffici giudiziari e improntata a ragioni di economia processuale.
La rubrica della norma s’intitola «Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’art. 1, co. 1, lettera m), della Legge 28 aprile 2014, n. 67».

«Art. 131-bis. – (Esclusione della punibilita’ per particolare tenuita’ del fatto).

Nei reati per i quali e’ prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilita’ e’ esclusa quando, per le modalita’ della condotta e per l’esiguita’ del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa e’ di particolare tenuita’ e il comportamento risulta non abituale.

L’offesa non puo’ essere ritenuta di particolare tenuita’, ai sensi del primo comma, quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudelta’, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’eta’ della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

Il comportamento e’ abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso piu’ reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuita’, nonche’ nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale. In quest’ultimo caso ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto del giudizio di bilanciamento delle circostanze di cui all’articolo 69.

La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuita’ del danno o del pericolo come circostanza attenuante.».