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Per richieste di un primo parere, senza appuntamento in studio, è possibile usufruire della form di contatto.

Il quesito dovrà essere formulato in maniera chiara e concisa, con indicazione di tutte le informazioni necessarie per l’analisi del caso.

Il primo parere viene rilasciato previo pagamento dei compensi stabiliti (vedi indicazioni nella pagina).

Se dal primo esame della questione si dovesse rendere necessario un approfondimento ulteriore, con esame di documentazione, verrete contatti per concordare un appuntamento in Studio.

 

La Crisi di Impresa e il progetto Rordorf

La Commissione Rordorf ha riscritto interamente la disciplina delle procedure concorsuali attraverso l’introduzione di meccanismi di allerta per l’emersione tempestiva delle crisi aziendali, della limitazione del ricorso al concordato preventivo, dell’estensione della possibilità di accesso all’accordo di ristrutturazione dei debiti con gli intermediari finanziari introdotto dal D.L. 83/2015 e la definizione di una specifica disciplina della crisi dei gruppi d’imprese.

I lavori della Commissione sono stati recepiti dal Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera al disegno di legge delega per la riforma e il riordino delle procedure concorsuali.

Tra le novità si segnalano:

  • Specializzazione dei Giudici e Tribunali delle Imprese
  • Procedura extragiudiziale di allerta e di composizione assistita della crisi
  • Interventi in materia di accordi di ristrutturazione
  • Interventi in materia di concordato preventivo
  • Potenziamento delle procedure di esdebitazione

Per ogni argomento seguiranno specifici approfondimenti nei prossimi post.

In materia di “messa alla prova” penale

La Cassazione Penale Sezione III con sentenza 27071/2015 ha riconosciuto la legittimità del provvedimento del giudice che ritienga tardiva l’istanza di sospensione del processo con messa alla prova proposta successivamente all’apertura del dibattimento, laddove la stessa apertura sia intervenuta prima dell’entrata in vigore della L. 67/2014.

Particolare tenuità del fatto: art. 131 bis c.p.

Il d.lgs. 16 marzo 2015, n. 28, sulle sanzioni penali, pubblicato in G.U. n. 64 del 18 marzo, chiarisce e definisce i contorni della condotta abusiva punita penalmente, tesa alla deflazione del carico di lavoro degli uffici giudiziari e improntata a ragioni di economia processuale.
La rubrica della norma s’intitola «Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’art. 1, co. 1, lettera m), della Legge 28 aprile 2014, n. 67».

«Art. 131-bis. – (Esclusione della punibilita’ per particolare tenuita’ del fatto).

Nei reati per i quali e’ prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilita’ e’ esclusa quando, per le modalita’ della condotta e per l’esiguita’ del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa e’ di particolare tenuita’ e il comportamento risulta non abituale.

L’offesa non puo’ essere ritenuta di particolare tenuita’, ai sensi del primo comma, quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudelta’, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’eta’ della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

Il comportamento e’ abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso piu’ reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuita’, nonche’ nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale. In quest’ultimo caso ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto del giudizio di bilanciamento delle circostanze di cui all’articolo 69.

La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuita’ del danno o del pericolo come circostanza attenuante.».

La messa alla prova in ambito penale

L’istituto della messa alla prova è stato disciplinato attraverso l’introduzione degli articoli del codice penale artt. 168 bis, 168 ter e 168 quater, nonchè degli articoli del codice di procedura penale 464 bis, 464 ter, 464 quater, 464 quinquies, 464 sexies, 464 septies, 464 octies e 464 novies. Si tratta di un istituto che rientra a pieno titolo, nella cause di estinzione del reato.

Con la sospensione del procedimento, l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede le seguenti attività obbligatorie:

  1. l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività;
  2. l’attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato;
  3. il risarcimento del danno cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato.

Il programma può anche prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche.

La messa alla prova può essere richiesta dagli imputati per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell’articolo 550 del c.p.p.. Non può essere concessa più di una volta ed è esclusa nei casi in cui l’imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza, ai sensi degli articoli 102, 103, 104, 105 e 108 c. p..

La richiesta può essere proposta, personalmente o per mezzo di procuratore speciale (legale di fiducia), fino a che non siano formulate le conclusioni o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio.
Per accedere alla misura, è indispensabile che l’imputato richieda all’ufficio di esecuzione penale esterna competente, il rilascio di un programma di trattamento da allegare alla domanda di sospensione del processo e ammissione alla prova.

Il giudice, acquisite le informazioni dall’UEPE, degli organi di polizia e il parere del Pubblico Ministero, sentito in aula l’imputato e la parte offesa, valuta, con le modalità indicate dall’art. 133 del codice penale, se ricorrono le condizioni per sospendere il processo e ammettere l’imputato alla prova. Se la valutazione è positiva, decide con ordinanza che stabilisce la durata della prova, le prescrizioni, il termine per l’adempimento delle attività di riparazione e le eventuali integrazioni o modifiche al programma di trattamento redatto dall’ufficio di esecuzione penale esterna.

Al termine del periodo fissato, valuta in udienza l’esito della prova e, in caso positivo, dichiara l’estinzione del reato.

Patrocinio a spese dello Stato in ambito penale

L’ordinamento italiano prevede la possibilità per la persona non abbiente sottoposta a procedimento penale di richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato.

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato (volgarmente detto “gratuito patrocinio”) in ambito penale è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.369,24 (il limite reddituale viene periodicamente aggiornato). Se l’interessato convive con il coniuge o altri familiari, il reddito, ai fini della concessione del beneficio, è costituito dalla somma dei redditi di tutti i componenti la famiglia. Solo nell’ambito penale il limite di reddito è elevato di euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è consentita sia ai cittadini italiani sia agli stranieri e gli apolidi residenti nello Stato. La possono richiedere l’indagato, l’imputato, il condannato, l’offeso dal reato, il danneggiato che intendano costituirsi parte civile, il responsabile civile o civilmente obbligato per l’ammenda; colui che (offeso dal reato – danneggiato) intenda esercitare azione civile per risarcimento del danno e restituzioni derivanti da reato.

L’ammissione è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed incidentali, comunque connesse.

Nella fase dell’esecuzione, nel procedimento di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nei processi relativi all’applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione o per quelli di competenza del tribunale di sorveglianza (sempre che l’interessato possa o debba essere assistito da un difensore) occorre presentare autonoma richiesta di ammissione al beneficio.
Nei procedimenti civili per il risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ha effetti per tutti i gradi di giurisdizione.

La domanda di ammissione in ambito penale va presentata presso l’ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo personalmente dall’interessato con allegata fotocopia di un documento di identità valido, oppure tramite il difensore che dovrà autenticare la firma di chi sottoscrive la domanda. Potrà anche essere inviata a mezzo raccomandata a.r. con allegata fotocopia di un documento di identità valido del richiedente.

La domanda, sottoscritta dall’interessato, va presentata in carta semplice e deve indicare:

  1. la richiesta di ammissione al patrocinio
  2. le generalità anagrafiche e codice fiscale del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare
  3. l’attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda (autocertificazione)
  4. l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio.