Pace fiscale, le prime indiscrezioni

Riporto dal sito del Governo Italiano:

  1. ROTTAMAZIONE TER – Si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.
  2. STRALCIO DEI DEBITI FINO 1000 EURO – Si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro.
  3. DEFINIZIONE AGEVOLATA – Sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo.

Verso la pace fiscale?

Il Governo italiano sta studiano la possibilità di introdurre, a partire dal 2019, la cosiddetta pace fiscale tra contribuente e Fisco con riguardo alle cartelle esattoriali.

Ovviamente occorrerà attendere il relativo provvedimento, entro la fine del corrente anno, per poterne esaminare l’ambito di applicazione e gli effetti.

Appena la proposta di pace fiscale sarà delineata, verrà pubblicato su questo sito un post esplicativo.

Nel frattempo, per la definizione dei rapporti col fisco rimane possibile avvalersi degli strumenti già esistenti (rateizzazioni e rottamazioni, composizione della crisi da sovraindebitamento).

Preventivo servizi legali per aziende 2017

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Accesso alla legge 3/2012 – Sovraindebitamento incolpevole

Nel concetto di “sovraindebitamento incolpevole” vanno ricompresi tutti quei casi in cui il consumatore rimane suo malgrado vittima di una avversa evenienza economica o comunque di un accadimento che ha compromesso la sua capacità di produrre reddito, come ad esempio un grave infortunio che ha determinato una inabilità al lavoro, la perdita dell’impiego per cause non imputabili al debitore, una perdurante difficoltà o impossibilità a recuperare i propri crediti professionali. Si tratta delle cosiddette sfortunate fatalità, che il consumatore dovrà documentare all’OCC.

Debiti con Equitalia? La soluzione è il Piano del Consumatore

Il Tribunale di Busto Arsizio in data 16 settembre 2014 ha omologato un piano del consumatore ex legge 3/2012 nel quale l’unico creditore era rappresentato da Equitalia.

Nel caso di specie il debito verso Equitalia era di 86.000 euro. Il Consumatore ha proposto un piano che prevedeva un pagamento a Equitalia di circa 11.000 euro, ricavati dalla vendita di una porzione di immobile di proprietà del consumatore/debitore.

Il Piano è stato omologato dal Tribunale.

Esdebitazione fallimentare e debito Iva

La Corte Europea è intervenuta sul punto all’esito della causa n. 493/2015 con sentenza depositata il 16 marzo 2017.

Alla Corte Europea è stato chiesto di stabilire in punto di diritto se l’inderogabilità dell’Iva debba ritenersi compatibile con la normativa interna che permette al soggetto ritenuto meritevole del beneficio dell’esdebitazione di non adempiere al pagamento dei propri debiti tributari.

La Corte ha ritenuto compatibile con la normativa comunitaria la procedura di esdebitazione fallimentare essa, secondo la Corte Europea, non risulta essere contraria all’obbligo degli Stati membri dell’Unione europea di garantire il prelievo integrale dell’IVA nel loro territorio nonché la riscossione effettiva delle risorse proprie dell’Unione.

Legge di Stabilità/Plusvalenze /Rivalutazione Immobili

Anche per l’anno 2017 sono stati infatti riaperti i termini per la rideterminazione del costo o valore d’acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni (edificabili o agricoli) che erano stati contemplati nel D.L. n. 282 del 2002 con aliquota unica per le imposte sostitutive pari all’8%. In particolare, possono fruire della rivalutazione i contribuenti che, in caso di cessione, realizzerebbero potenzialmente un reddito diverso di cui all’art. 67 del Tuir. Si tratta, quindi, dei seguenti soggetti:

  • le persone fisiche residenti, per le cessioni di partecipazioni o di terreni che non generano reddito di impresa;
  • le società semplici
  • le società e gli enti ed equiparate alle società semplici ex art.5 DPR 917/86; quali, ad esempio, le associazioni professionali;
  • gli enti non commerciali residenti, per attività non in regime di impresa;
  • soggetti non residenti, per le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni.

La legge consente in sostanza di attribuire un valore attuale al costo fiscalmente riconosciuto del terreno al fine di annullare o ridurre al minimo l’eventuale plusvalenza realizzata in caso di vendita. Come noto, quando si vende un terreno, chi vende deve dichiarare al fisco la plusvalenza che realizza (trattasi del guadagno realizzato pari alla differenza tra il prezzo al quale aveva acquistato il terreno e quello a cui lo ha venduto). Agli effetti della determinazione della plusvalenza, il contribuente può assumere – in luogo del costo o valore di acquisto – il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che lo stesso sia assoggettato ad una imposta sostituiva delle imposte sui redditi.