Fallimento troppo lungo? Il Creditore può chiedere i danni

La “Legge Pinto” (legge 24 marzo 2001, n. 89) disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo, incluse le procedure concorsuali. Secondo la Corte di Cassazione, a tal riguardo, in ambito fallimentare la durata ragionevole di una procedura è da stimarsi in un termine massimo di 7 anni.

Orbene, che fare se una Procedura dovesse durare oltre tale termine?

Il Creditore danneggiato può convenire in giudizio il Ministero della Giustizia per il ristoro dei danni patiti.

L’irragionevole durata del processo va calcolata avendo riguardo, quale dies a quo, al decreto con il quale ciascun creditore sia stato ammesso, in via tempestiva o tardiva, al passivo. Solamente dal momento dell’ammissione definitiva al passivo, del resto, i creditori subiscono gli effetti dell’irragionevole durata della procedura concorsuale, rimanendo per essi irrilevante la durata pregressa della procedura, alla quale sono rimasti estranei.

Sulla scorta di quanto sopra, ad esempio il Triunale di Napoli in data 15 dicembre 2019, nel caso di un fallimento durato addirittura 19 anni e 7 mesi, ha condannato il Ministero della Giustizia a risarcire i creditori per il periodo eccedente la ragionevole durata di un fallimento (stimata in 7 anni), ossia per 12 anni e 7 mesi.

Una recente Cassazione in tema di Usura

Segnalo una recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 17466 del 20 agosto 2020 che torna sul tema dell’usura e delle regole di Banca d’Italia affermando nuovamente una serie di principi a tutela del mutuatario.

SPESE DI ASSICURAZIONE

Ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo, devono essere conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito, in conformità con quanto previsto dall’art. 644, comma 4 c.p., essendo, all’uopo, sufficiente che le stesse risultino collegate alla connessione del credito. La connessione del collegamento può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova ed è presunta nel caso di contestualità tra la spesa di assicurazione e l’erogazione del mutuo.

SUL CARATTERE VINCOLANTE DELLE REGOLE DI BANCA D’ITALIA

La disciplina della misura usuraria del prezzo complessivo del denaro (art. 1815 comma 2) trova sede non solo lella legge 108/1996 ma altresì nell’art. 644 comma 4 codice penale. Le rilevazioni della Banca d’Italia hanno l’unico scopo di determinare, sulla base della media registrata, il TEGM (tasso effettivo globale medio) e non già di stabilire il paniere del corrispettivo di cui tener conto al fine di accertare l’usurarietà del compenso, stante che la composizione di esso trova compiuta descrizione nell’art. 644 codice penale.

Il certificato di stato legittimo a tutela dell’acquirente

Il Legislatore ha introdotto uno strumento a tutela dell’acquirente nelle operazioni di compravendita immobiliare: il cosiddetto «certificato di stato legittimo». Si tratta di un documento contente una dichiarazione asseverata rilasciata da un tecnico abilitato, che attesta l’assenza di violazioni alla normativa urbanistica e edilizia, oppure la presenza di «tolleranze costruttive», cioè quelle che non eccedono il 2% delle misure e delle cubature previste dal titolo abilitativo o altre difformità di scarsa entità e che non pregiudicano l’agibilità dell’immobile.

Il nuovo certificato per quanto non obbligatorio, è fortemente consigliato: il suggerimento è di allegarlo all’atto notarile di compravendita, per attestare in maniera certa che il fabbricato è privo di abusi edilizi ed evitare future contestazioni.

Moratoria ultrannuale e privilegiati

La Corte di Cassazione (Cass. 20 agosto 2020 n.17391 – pres. Valitutti est. Terrusi) ha confermato l’orientamento già espresso dalla precedente pronuncia n. 17834/19 per cui la dilazione di pagamento non determina un problema di fattibilità di tipo giuridico, quanto piuttosto un possibile rilievo di convenienza per i creditori. Conseguentemente, negli accordi di ristrutturazione dei debiti è possibile prevedere la dilazione del pagamento dei crediti prelatizi anche oltre il termine di un anno dall’omologazione previsto dall’art. 8, quarto comma, della legge n. 3 del 2012, e al di là delle fattispecie di continuità aziendale, purché si attribuisca ai titolari di tali crediti il diritto di voto a fronte della perdita economica conseguente al ritardo con cui vengono corrisposte le somme a essi spettanti o, con riferimento ai piani del consumatore, purché sia data a essi la possibilità di esprimersi in merito alla proposta del debitore.

Finanziamento, polizza assicurativa e libertà del contraente

E’ stato pubblicato sull’ultimo numero de Le Controversie Bancarie, rivista a cura del Centro Anomalie Bancarie, un contributo a firma mia e del Dott. Stefano Congiusti sulle polizze assicurative nei contratti di finanziamento, nel quale esaminiamo il caso frequente nella prassi di assicurazioni la cui sottoscrizione viene imposta contestualmente alla sottoscrizione di un contratto di finanziamento.

La sottoscrizione di una polizza assicurativa contestualmente al contratto di finanziamento va a impattare sui costi del finanziamento stesso: una parte dei premi relativi ai contratti di assicurazione stipulati contestualmente a quelli di mutuo rimane di pertinenza dell’intermediario bancario, acquisendo in tal modo natura di commissioni o, comunque, di spese, sussumibili nella previsione del quarto comma dell’art. 644 cod. pen. in materia di usura.

Contestazioni in materia bancaria e onere della prova

Tribunale di Sondrio, 12 giugno 2020, n. 134

  • IUS VARIANDI

Tale facoltà presuppone la stipulazione di un contratto contenente l’indicazione delle condizioni economiche applicabili al rapporto, in assenza della quale non può ritenersi validamente operante il meccanismo di modifica unilaterale previsto dall’art. 118 T.U.B. E’ onere dell’attore allegare quali sarebbero le specifiche proposte di modifica in peius da ritenersi illegittime e il motivo della ritenuta illegittimità.

  • INDICE EURIBOR

Spetta alla parte attrice allegare e dimostrare la concreta incidenza sul singolo contratto dell’applicazione del tasso euribor richiamato, nonché soprattutto l’adesione della banca convenuta all’asserita intesa anticoncorrenziale vietata dalla normativa europea, e in particolare dall’art. 101 TUE, recepita nel diritto nazionale dalla L. n. 287/1990 (c.d. cartello interbancario): mancando tale allegazione e prova, tali doglianze non possono che giudicarsi infondate.

  • CLAUSOLA FLOOR

L’attore ha l’onere di allegare quali sarebbero le conseguenze pregiudizievoli derivanti nel caso concreto dalla presenza ed operatività di una tale clausola: una simile doglianza non può essere posta in modo generico, “lasciando al giudicante l’onere (non spettante) di interpretare in che modo la clausola avrebbe inciso sulla posizione giuridica dei contraenti”. Secondo l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito (v. ex multis Tribunale Bologna sez. III, 08/02/2018, n. 20123; da ultimo Trib. Forlì, sent. 461/2020 in Iusletter 26.6.2020), l’inserimento di una simile clausola non è in grado di modificare la natura e la funzione di finanziamento sottesa ai relativi contratti, “attesa la sua evidente e manifesta funzione precipua di evitare una diseconomia per il soggetto finanziatore, il quale ha già “acquistato” e messo a disposizione del cliente la provvista in danaro, mettendola al riparo da fluttuazioni del mercato finanziario nel medio-lungo periodo, che renderebbero l’operazione antieconomica per l’operatore professionale bancario”.

  • USURA BANCARIA

La contestazione in tema di usura deve essere specifica ed analitica, non potendosi genericamente riferire all’indicazione del tasso di interesse, essendo necessario indicare la pattuizione originaria e le somme pagate ogni anno a titolo di interessi, diversamente, la genericità della tesi della parte non consente di ritenere pacifica l’esistenza della usurarietà, risolvendosi nella sollecitazione allo svolgimento di una CTU esplorativa (Cass. ord. n. 2311/2018).