Responsabilità del medico e della struttura sanitaria

Il tema della responsabilità del medico, di rilevante attualità, ha subito un significativo intervento normativo nel 2017 con la nota legge Gelli-Bianco n. 24-2017 che ha innovato la materia della responsabilità medica superando in particolare la teoria della responsabilità da contatto sociale. Tale teoria era nata in ambito giurisprudenziale per cercare di dare tutela a tutti quei rapporti che si fondano su un reciproco affidamento tra le parti e nei quali è sempre possibile individuare un soggetto ritenuto “debole” dall’ordinamento e dunque meritevole di maggiori protezioni rispetto a un altro che anzi viene investito di particolari obblighi di protezione.

Il caso del medico nella struttura sanitaria era esempio paradigmatico di tale forma di responsabilità.  Con riguardo al rapporto medico paziente, il rapporto nella realtà di tutti i giorni non viene sempre a configurarsi come un rapporto di natura contrattuale (e dunque non è sempre invocabile la responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c.). Talora, come appunto nel caso di medico operante presso la struttura sanitaria, può capitare che questi si trovi a dover curare soggetti con i quali non ha instaurato un rapporto diretto, con i quali non ha alcun contratto – intercorrendo caso mai il contratto con la struttura medica. Per la peculiarità dell’attività medica, per la peculiarità del ruolo del curante e a tutela della posizione del paziente la giurisprudenza ha ritenuto in questi casi inadeguato applicare la disciplina dell’art. 2043 (responsabilità extracontrattuale) che tra l’altro pone significativi problemi in termini probatori per il danneggiante.

In forza della nuova legge invece viene a distinguersi in maniera netta tra una responsabilità di natura contrattuale ex art. 1218 c.c. in capo alla struttura sanitaria e una responsabilità di natura extracontrattuale ex art. 2043 c.c. in capo al medico: il legislatore ha dunque completamente ribaltato la prospettiva della giurisprudenza che, nell’ottica di tutelare il contraente debole, aveva sempre cercato di escludere una configurazione della responsabilità del medico in termini di responsabilità extracontrattuale e questo con il conseguente aggravio in termine di oneri probatori a carico del paziente danneggiato.

 

La nuova Equitalia e i vecchi dirigenti

Dal 1 luglio 2017, come noto, Equitalia è stata sostituita da Agenzia Entrate Riscossione. Il passaggio di consegne non è stato però indolore. Gli ex dipendenti di Equitalia, infatti, sono diventati dipendenti dell’Agenzia Entrate Riscossione in automatico, scavalcando cioè il meccanismo del concorso pubblico. Il sindacato dei dirigenti del pubblico impiego ha impugnato le nomine dirigenziali investendo della questione la giustizia amministrativa.

Come già accaduto per i funzionari decaduti dell’Agenzia delle Entrate, anche in questo caso, si pone il problema della validità degli atti emessi dalla nuova Agenzia Entrate Riscossione.

Sempre in tema di mutuo fondiario

Il giudice civile può sindacare l’effettiva funzione assolta da un’operazione di finanziamento  per accertare se essa sia assistita da un’autonoma causa o se invece vada inserita in una fattispecie complessa volta a perseguire finalità lesive della par condicio. Così, ad esempio, se dall’esame dalla documentazione emerge che le parti, nella stipulazione di un mutuo fondiario, hanno voluto perseguire una funzione diversa da quella per la quale esso è destinato, il giudice deve negare al negozio posto in essere dalle parti la tutela apprestata dall’ordinamento. Si veda sul punto Tribunale di Firenze, con sentenza del 20 Gennaio 2016 che ha ritenuto nullo il contratto di finanziamento erogato a una società controllata e da questa girato, per la maggior parte, alla propria controllante, mediante bonifico bancario.

Fondo per il coniuge in stato di bisogno: precisazioni

Il Tribunale di Milano ha recentemente precisato (Tribunale di Milano, 13 Aprile 2017. Pres. Anna Cattaneo) che può accedere al fondo di solidarietà previsto dalla legge 208 del 2015 il coniuge che «non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 del codice», ossia l’assegno di separazione; si tratta di una precisazione di non poco conto dal momento che delimita l’accesso al  “genitore”  titolare di assegno ex art. 156 c.c. ha diritto di accesso al Fondo e non anche al genitore legittimato a ricevere il solo assegno per i figli (ex art. 337-ter c.c.) ma non titolare di assegno per sé, ex art. 156 c.c.

Sul cumulo di procedure esecutive

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6019/2017 ha ribadito l’orientamento ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui il creditore non solo può aggredire più beni del medesimo debitore, ma può altresì procedere a più pignoramenti dello stesso bene, in tempi successivi.

In buona sostanza,  il diritto di procedere in executivis si esaurisce solo con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo.

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