Concordato e Appalti

Il Tar della Toscana con un recente provvedimento di aprile 2019, il n. 491, ha stabilito che può partecipare alla gara d’appalto anche la società sottoposta a concordato preventivo con continuità aziendale.

Nessuna causa di esclusione dalla partecipazione all’appalto.

L’articolo 80 comma 5 lettera b) del Codice dei contratti pubblici dispone infatti che sono escluse dalla partecipazione alle gare d’appalto le imprese in concordato preventivo a meno che si tratti di concordato in continuità aziendale.

In questo senso il Codice dei Contratti pubblici ha introdotto una importante innovazione rispetto al divieto posto dalla cronologicamente precedente legge fallimentare.

Una volta omologato il concordato, del resto, l’imprenditore tornerebbe in bonis.

Va ricordato, tuttavia, occorrerà in ogni caso ottenere una autorizzazione del Giudice delegato.

Abolire l’udienza di p.c.

PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa del deputato Roberto Cataldi Disposizioni per la semplificazione e la velocizzazione del processo civile nonché per la riaffermazione del principio di prevalenza del diritto sostanziale sul diritto processuale.

E se il decreto ingiuntivo lo emettesse l’Avvocato? Ipotesi di riforma…

E’ al vaglio del parlamento un disegno di legge che si propone di attribuire all’Avvocato, e non più al Giudice, il potere di emettere il decreto ingiuntivo. L’intervento giudiziale viene dunque riservato alla fase successiva ed eventuale di opposizione. Ciò comporta una sensibile riduzione dei tempi di giustizia, in vantaggio del creditore. Maggiore dunque la responsabilità in capo all’avvocato.

Di seguito il testo della proposta.

1. Al libro sesto, titolo I, del codice di procedura civile, dopo il capo I è inserito il seguente:
«CAPO I-BIS DEL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE SEMPLIFICATO
Art. 656-bis
Atto di ingiunzione di pagamento
L’avvocato munito di mandato professionale, su richiesta dell’assistito che sia creditore di una somma liquida di danaro, emette un atto di ingiunzione di pagamento con cui ingiunge all’altra parte di pagare la somma dovuta nel termine di venti giorni, con l’espresso avvertimento che nello stesso termine può essere fatta opposizione a norma degli articoli seguenti e che, in mancanza di opposizione, si procederà a esecuzione forzata:
a) se del diritto fatto valere si dà prova scritta ai sensi dell’articolo 634;
b) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;
c) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.
Nell’atto di intimazione sono quantificate le spese e le competenze e se ne ingiunge il pagamento.

Art. 656-ter
Verifica dei presupposti
È onere dell’avvocato che emette l’ingiunzione, a pena di responsabilità civile e disciplinare, verificare la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 656-bis.
Nel caso in cui l’avvocato ometta con dolo o colpa grave la puntuale verifica della sussistenza di tali requisiti, ne risponde disciplinarmente dinnanzi al competente or- dine professionale e deve rimborsare le spese giudiziarie sostenute e i danni subiti dal soggetto erroneamente ingiunto. L’atto di ingiunzione è notificato a mezzo posta elettronica certificata o attraverso la notifica a mezzo posta.

Art. 656-quater
Opposizione giudiziale
L’opposizione si propone davanti all’ufficio giudiziario competente per valore con ricorso notificato all’avvocato che ha emesso l’ingiunzione di pagamento.
Si applica per quanto compatibile la disciplina prevista degli articoli 645 e 647.

Art. 656-quinquies
Esecuzione provvisoria in pendenza di opposizione
Il giudice istruttore, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione, la rigetta con decreto motivato in prima udienza, senza svolgimento di alcuna istruttoria, concedendo, con ordinanza non impugnabile, l’esecuzione provvisoria dell’atto di ingiunzione. Il giudice ha l’obbligo di motivare la mancata condanna della parte soccombente ai sensi dell’articolo 96.
Si applicano per quanto compatibili gli articoli 648, 650, 652, 653 e 654».

Art. 2.
1. Dopo l’articolo 492-bis del codice di procedura civile è inserito il seguente:
Art. 492-ter
Ricerca preventiva con modalità telematiche dei beni da pignorare (ante causam)
Su istanza del creditore, il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. L’istanza deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria e il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell’articolo 547, dell’indirizzo di posta elettronica certificata. L’istanza può essere proposta preventivamente e prima dell’avvio di ogni azione giudiziaria volta al recupero del credito.
Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121, con l’autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato dispone che il difensore munito di apposita delega acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre a esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti.
Terminate le operazioni, il difensore redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze».

Art. 3.
1. All’articolo 653 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Il giudice ha l’obbligo di motivare la mancata condanna della parte soccombente ai sensi dell’articolo 96».

Opposizione allo stato passivo: aspetti fiscali

Su sollecitazione della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, la Corte Costituzionale si è recentemente pronunciata sulla quantificazione dell’imposta di registro nei casi di pronunce che definiscono i giudizi di opposizione allo stato passivo con l’accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette a Iva.

La pronuncia interviene su una questione discussa, se debba cioè applicarsi l’imposta di registro in misura fissa o proporzionale.

Con sentenza n. 177/17 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8, comma 1 lettera c) della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/86 nella parte in cui assoggetta all’imposta di registro proporzionale, anzichè fissa, le pronunce che definiscono i giudizi di opposizione allo stato passivo con accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette a Iva.

Con ciò facendo, la Corte ha cristallizzato un diritto vivente già in essere della Corte di Cassazione che si è espresso in favore dell’imposta proporzionale , facendo leva sulla natura di giudizio di accertamento giudiziale del procedimento di opposizione a stato passivo. L’accertamento del credito soggetto a Iva si configura, nel caso di accoglimento di opposizione allo stato passivo, come presupposto necessario e sufficiente della partecipazione del creditore all’esecuzione collettiva, che è strumentale al pagamento del credito stesso.

La conversione del pignoramento

Ai sensi dell’art. 495 c.p.c. prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione del bene oggetto di pignoramento, il debitore può sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo di capitale , interessi e spese.

Pena inammissibilità, contestualmente all’istanza di conversione deve essere depositata in cancelleria una somma di denaro non inferiore a un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti, dedotti i versamenti già effettuati di cui puoi essere data documentazione.

Il Giudice, nell’ammettere con ordinanza la conversione, può concedere al debitore anche una rateizzazione.

Si badi bene, tuttavia, che i beni pignorati vengono liberati dal pignoramento solo con il versamento del’intera somma.

 

I patti di famiglia

Il cosiddetto patto di famiglia è uno strumento introdotto dal legislatore del 2006 per consentire all’imprenditore la gestione del passaggio generazionale della propria impresa: attraverso tale strumento è possibile infatti trasferire ad uno o più discendenti l’azienda o le quote di partecipazione al capitale della società di famiglia, senza che vi possano essere contestazioni in sede di eredità. Il patto di famiglia è dunque un contratto tipicamente tra vivi, d attraverso cui avviene il trasferimento immediato dell’impresa di famiglia. Il patto di famiglia deve essere stipulato per atto pubblico dal notaio a pena di nullità e vi devono partecipare gli eredi dell’imprenditore cosiddetti legittimari ossia coloro che per legge non possono esclusi dalla successione.

Per approfondimenti, è possibile richiedere un consulto in studio o un primo parere a pagamento (info@avvocatocolzani.it).

Recupero del credito verso società

Prima di procedere al recupero del credito mediante richiesta di un decreto ingiuntivo verso una società si consiglia sempre di verificare che la stessa non sia sottoposta a procedura concorsuale (concordato/fallimento). Per tale verifica preliminare basta consultare il Portale Creditori. In caso di fallimento, anzichè il decreto ingiuntivo, occorrerà procedere con insinuazione al passivo fallimentare.