Gestione della Crisi

L’Avv. Edoardo Colzani ha conseguito presso l’Università di Parma, all’esito di un corso post universitario abilitante, la qualifica di Gestore della Crisi ai sensi della Legge 3/2012 sul sovraindebitamento. Tale qualifica va ad aggiungersi ovviamente all’esperienza maturata sul campo.

Recupero del credito verso società

Prima di procedere al recupero del credito mediante richiesta di un decreto ingiuntivo verso una società si consiglia sempre di verificare che la stessa non sia sottoposta a procedura concorsuale (concordato/fallimento). Per tale verifica preliminare basta consultare il Portale Creditori. In caso di fallimento, anzichè il decreto ingiuntivo, occorrerà procedere con insinuazione al passivo fallimentare.

Esdebitazione e mutuo di durata superiore ai 5 anni

I piani di composizione della crisi, secondo le indicazioni dei Tribunali, dovrebbero avere durata massima di 5/6 anni. Come comportarsi nei casi di mutui della durata superiore ai 5 anni? La questione è discussa. Il nostro studio ritiene che si debba consentire al debitore sovraindebitato di mantenere aperto il debito con l’istituto di credito sino alla naturale scadenza e ciò nel rispetto della ratio della legge 3/2012 che altrimenti verrebbe vanificata. Una prima interessante pronuncia sul punto è stata resa in data 18 ottobre 2017 dal Tribunale di Milano, dott. Rossetti, e sembra confortare la nostra tesi.

La riforma delle normativa fallimentare La nuova normativa per la crisi d’impresa e del singolo

La nuova legge delega per la riforma fallimentare, testo e punti essenziali della norma con una piccola osservazione a riguardo – commento a cura del Dott. Stefano Congiusti, Commercialista in Monza. Sorgente: La riforma delle normativa fallimentare La nuova normativa per la crisi d’impresa e del singolo

L’esdebitazione del fallito

L’esdebitazione è uno strumento che consente all’imprenditore “onesto ma sfortunato” di uscire dalle conseguenze del proprio dissesto economico, liberandosi dei debiti residui. L’esdebitazione del fallito è un meccanismo di natura premiale con il quale il debitore viene sollevato dai debiti non soddisfatti integralmente.

Ai sensi di legge il fallito persona fisica è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che:

  1. abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
  2. non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedeura;
  3. non abbia violato le disposizioni in tema di obblighi di consegna al Curatore della propria corrispondenza relativa ai rapporti compresi nel fallimento;
  4. non abbia già beneficiato dell’esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;
  5. non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito.

Fallimento a titolo personale e alimenti alla ex moglie

Nel caso di separazione coniugale anteriore alla dichiarazione di fallimento del coniuge obbligato al pagamento dell’assegno di mantenimento, occorre tenere distinti i crediti scaduti e non pagati prima del fallimento da quelli maturati dopo il fallimento.

I crediti scaduti e non pagati prima della dichiarazione di fallimento hanno natura concorsuale: il coniuge beneficiario dovrà dunque insinuarsi al passivo fallimentare. I crediti successivi al fallimento non possono essere considerati concorsuali in quanto si tratta di prestazioni autonome che, seppur fondate su un titolo anteriore al fallimento, vengono ad esistenza dopo il fallimento.

Per approfondimenti info@avvocatocolzani.it

 

Sono fallito: e ora?

Il fallimento è sempre vissuto dall’imprenditore come una sconfitta, la fine della propria attività lavorativa. La parola stessa sembra alludere del resto a un qualcosa di negativo. Eppure, nell’intenzione del legislatore, la logica del fallimento non vuole necessariamente essere punitiva.

Addirittura, l’imprenditore del fallito potrebbe avviare una nuova impresa purchè ovviamente ricorra a fonti di finanziamento che non intacchino i diritti dei creditori. I proventi derivanti dalla nuova attività dell’imprenditore fallito, potranno essere dallo stesso trattenuti nei limiti del mantenimento proprio e della famiglia: gli utili saranno acquisiti dal Curatore per soddisfare i creditori.