Quando si va in trattativa con Banche/Società finanziarie…

Capita spesso di sedersi al tavolo di trattative con Banche, società di leasing, società finanziarie e dover fare gli interessi del debitore.

Il debitore è un soggetto che ha assunto delle obbligazioni che si sono rivelate nel corso del tempo non sostenibili. Le ragioni possono essere molteplici (cattivi investimenti, fallimento di un progetto imprenditoriale, imprevisti in famiglia ecc…) e ad essi si deve comunque aggiungere la crisi economica.

Molto spesso, per non dire quasi sempre, il debitore non è nelle condizioni di ripagare interamente il proprio creditore. Si cerca sempre pertanto di costruire delle proposte transattive concretamente sostenibili, sia dal punto di vista dell’impegno finanziario sia delle tempistiche.

In ogni caso, per qualunque trattativa, bisogna sempre cercare di partire da una base di capitale iniziale, che si offre a dimostrazione della bontà e serietà dell’offerta, e da un piano in grado di ripagare il debito (integralmente o in misura percentuale) entro una tempistica congrua.

Taeg e Indice Sintetico di Costo: obbligatori nei contratti?

Per quanto ne dicano le Banche, che contestano l’esistenza di obblighi di trasparenza a loro carico prima della delibera CICR 2003 e della relativa circolare esplicativa, l’indicazione del TAEG nei contratti deve ritenersi obbligatoria sempre e dunque anche prima del 2003. 

L’obbligo di indicazione del TAEG decorre infatti non dalla delibera CICR 04.03.2003 ma dalla data di entrata in vigore della legge 154/1992, allorché venne istituito per la prima volta, agli articoli 2 e 4, l’obbligo per le banche di indicare il tasso effettivo globale praticato.

L’articolo 2 in particolare prevede che gli intermediari sono tenuti a esporre nei locali aperti al pubblico il testo della legge n. 154 e gli avvisi sintetici, nonchè a mettere a disposizione della clientela i fogli informativi analitici.

Le informazioni da rendere pubbliche, salvo ulteriori precisazioni previste dalle istruzioni della Banca d’Italia, per le operazioni e i servizi indicati nell’elenco allegato alla legge n. 154, sono le seguenti:

  1. la denominazione dell’intermediario;

  2. il tasso massimo per le operazioni attive e quello minimo per le passive;

  3. la misura degli interessi di mora per le operazioni attive;

  4. le valute applicate, per l’imputazione degli interessi attivi e passivi, fermo restando quanto disposto dall’art. 7 della legge n. 154;

  5. il prezzo e le altre condizioni praticate per i servizi indicati nell’elenco allegato alla legge n. 154 ovvero nelle disposizioni della Banca d’Italia;

  6. l’importo delle spese per le comunicazioni alla clientela;

  7. il rendimento effettivo dei titoli di propria emissione finalizzati alla raccolta di risparmio, nonche’ i parametri predeterminati in base ai quali tale rendimento può eventualmente variare;

  8. ogni altro onere o condizione di natura economica, comunque denominati, gravanti sulla clientela per le operazioni e i servizi indicati nell’elenco allegato alla legge n. 154 ovvero nelle disposizioni della Banca d’Italia.

A tal proposito, vale ricordare anche il contenuto dell’art. 117 T.U.B. Che al comma 4 prevede espressamente che I contratti indicano il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora.‘Italia.

In buona sostanza, la delibera del 2003 non fa altro che esplicitare quanto già previsto dalla disciplina del 1992.

Esdebitazione e mutuo di durata superiore ai 5 anni

I piani di composizione della crisi, secondo le indicazioni dei Tribunali, dovrebbero avere durata massima di 5/6 anni. Come comportarsi nei casi di mutui della durata superiore ai 5 anni? La questione è discussa. Il nostro studio ritiene che si debba consentire al debitore sovraindebitato di mantenere aperto il debito con l’istituto di credito sino alla naturale scadenza e ciò nel rispetto della ratio della legge 3/2012 che altrimenti verrebbe vanificata. Una prima interessante pronuncia sul punto è stata resa in data 18 ottobre 2017 dal Tribunale di Milano, dott. Rossetti, e sembra confortare la nostra tesi.

Accertamento dell’anatocismo con 702 bis c.p.c.

La Corte di Appello di Milano con provvedimento datato 20 Luglio 2017, estensore la dott.sssa Angela Scalise, ha ritenuto ammissibile in materia di accertamento dell’anatocismo il ricorso al procedimento sommario ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c.: a prescindere, infatti dalla semplificazione dell’attività istruttoria che tale procedimento comporta, lo stesso garantisce comunque una cognizione piena delle domande ed eccezioni.

Tassi usura: come individuare le soglie

Si segnala il commento a cura di Stefano Congiusti, Dottore Commercialista in Monza:

http://www.ilprofessionistalibero.eu/tassi-usura-come-valutarli

 

Mutuo Fondiario: Cassazione e Merito a confronto

Di diverso orientamento il Tribunale di Monza da un lato e la Corte di Cassazione Civile Sezione I dall’altro in punto di nullità del mutuo fondiario che supera i limiti di finanziabilità.

Recentemente, il Tribunale di Monza con ordinanza datata 11 maggio 2017, estensore Romito, aveva stabilito che il superamento del limite di finanziabilità non cagiona alcuna nullità, neppure relativa, del contratto di mutuo fondiario. Tale pronuncia, peraltro, si poneva in contrasto con altra pronuncia proveniente dallo stesso Tribunale di Monza e datata  29 settembre 2015 (estensore Nardecchia). Il cambio di orientamento veniva giustificato mediante appello ad alcune pronunce di Cassazione sul tema tra cui la n. 26672/2013.

Orbene, una recentissima Cassazione, sentenza del 13.07.2017 n. 17352, si pone in contrasto col Tribunale di Monza e con la precedente Cassazione n. 26672/2013 (a cui appunto si era richiamato proprio il Tribunale di Monza nell’ultimo provvedimento) ribadendo che il mancato rispetto del limite di finanziabilità dell’art. 38 co. 2 TUB determina di per sè la nullità del contratto di mutuo fondiario.

Sempre in tema di mutuo fondiario

Il giudice civile può sindacare l’effettiva funzione assolta da un’operazione di finanziamento  per accertare se essa sia assistita da un’autonoma causa o se invece vada inserita in una fattispecie complessa volta a perseguire finalità lesive della par condicio. Così, ad esempio, se dall’esame dalla documentazione emerge che le parti, nella stipulazione di un mutuo fondiario, hanno voluto perseguire una funzione diversa da quella per la quale esso è destinato, il giudice deve negare al negozio posto in essere dalle parti la tutela apprestata dall’ordinamento. Si veda sul punto Tribunale di Firenze, con sentenza del 20 Gennaio 2016 che ha ritenuto nullo il contratto di finanziamento erogato a una società controllata e da questa girato, per la maggior parte, alla propria controllante, mediante bonifico bancario.