Mediazione e diritto di famiglia

Il Tribunale di Milano con una serie di ordinanze ha ormai chiarito che l’istituto della mediazione civile, previsto dall’art. 5 d.lgs. 28 del 2010, è applicabile anche alla controversia instaurata dalla ex moglie per l’accertamento del diritto, ex art. 12-bis L. 898 del 1970, a una quota – pari al 40% – del trattamento di fine rapporto lavorativo liquidato all’ex marito. L’istituto della mediazione civile è secondo il Tribunale applicabile anche alle controversie familiari, là dove il diritto non sia indisponibile, ad esempio ne caso l’oggetto della domanda sia un credito e, in particolare, una somma di denaro, ovvero un diritto disponibile. L’opportunità della mediazione emerge secondo il Tribunale proprio “quando le parti in causa sono state legate da una pregressa relazione sentimentale, confluita in matrimonio”, essendo probabile che “la lite possa tradursi nel ri-accendersi di una conflittualità non del tutto sopita”. In questi casi  la mediazione è disposta “ex officio”: la legge 9 agosto 2013, n. 98, in riforma del d.lgs. 28/2010, ha infatti previsto la possibilità per il giudice (anche di appello) di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Importante precisazione in materia di Divorzio Breve

Il Tribunale di Milano con un recente decreto emanato dalla prima sezione civile (presidente ed estensore Manfredini) ha recentemente sollevato una importante questione in merito ai termini per il divorzio. Come noto, con la riforma dello scioglimento del matrimonio, è stato ridotto il termine di 3 anni dalla separazione in origine necessario per ottenere il divorzio. In caso di separazione consensuale il termine veniva ridotto a 6 mesi, in caso di separazione giudiziale ad 1 anno. Orbene, cosa accade nel caso di una separazione avviata nella forma della separazione giudiziale e poi definita con un accordo tra i coniugi recepito a verbale dal giudice? Secondo il Tribunale di Milano non c’è l mutamento del rito necessario e, dunque, per la richiesta di divorzio occorre attendere un anno.

Obbligo di mantenimento dei figli anche a carico del genitore disoccupato

Si richiama l’attenzione su questo recente provvedimento del Tribunale di Milano: Trib. Milano, sez. IX, decreto 15 aprile 2015 (Pres. Manfredini, est. Jacopo Blandini). Pronunciandosi in materia di separazione e mantenimento, il Tribunale ha ribadito il principio per cui lo stato di disoccupazione di un genitore non può giustificare in alcun modo il venir meno dell’obbligo di mantenimento. Tale obbligo, in assenza di altri parametri, deve essere quantificato sulla scorta della capacità lavorativa generica. Il Tribunale ha quindi chiarito che la disoccupazione del genitore non convivente con i figli può giustificare, al più, che il mantenimento indiretto sia cd. onnicomprensivo, ponendo integralmente a carico dell’altro genitore, le spese cd. extra.

Verso il divorzio breve….

Camera dei Deputati, disegno di legge 22 aprile 2015

XVII LEGISLATURA

C.831-892-1053-1288-1938-2200-B

CAMERA DEI DEPUTATI

Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi

(Testo definitivamente approvato dalla Camera il 22 Aprile 2015. In attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale)

Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi

Art. 1.

1. Al secondo capoverso della lettera b) del numero 2) dell’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, le parole: «tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale» sono sostituite dalle seguenti: «dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e di sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale».

Art. 2.

1. All’articolo 191 del codice civile, dopo il primo comma è inserito il seguente:

«Nel caso di separazione personale, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione».

Art. 3.

1. Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, anche nei casi in cui il procedimento di separazione che ne costituisce il presupposto risulti ancora pendente alla medesima data.